Rubrica “Medicina in Mugello”. Il dott. Nicola Mondaini, Urologia-Andrologia

Rubrica “Medicina in Mugello”. Il dott. Nicola Mondaini, Urologia-Andrologia

MUGELLO – Nicola Mondaini è un urologo fiorentino che lavora a Torregalli, Ponte a Niccheri e Borgo San Lorenzo, con una iper specializzazione in Andrologia. “Collaboro da anni con Studio Elle – dice il medico – me l’ha fatto conoscere un collega ecografista e mi piaciuto sin da subito per la professionalità, la correttezza e la disponibilità che lo contraddistinguono. Anche se distanti da Firenze, in una zona con difficoltà logistiche oggettive, abbiamo qui una serie di eccellenze che non ti aspetteresti di trovare e con cui si ha il piacere di collaborare. Nello Studio ricevo circa due volte al mese e visito pazienti del Mugello e delle aree vicine, come l’Emilia Romagna”.

Quali sono le patologie che si trova a diagnosticare Dottor Mondaini? “Da urologo, tutte quelle legate alla prostata – risponde – da andrologo, disfunzione erettile, eiaculazione precoce, problemi di ‘pene curvo’, che fino a qualche anno fa era ritenuta una patologia rara, ma i dati ci dicono che nella fascia dei cinquanta anni colpisce circa il 10 per cento della popolazione. Da un anno esiste un trattamento innovativo che la cura, si tratta di una collagenasi con il farmaco Xiapex, una procedura chirurgica ambulatoriale con la quale si riesce a trovare una soluzione. Va detto che Firenze per altro è un centro di riferimento nazionale per questa patologia”.

C’è molta vergogna e reticenza a recarsi dal medico per tali problemi, Lei lo conferma? “Ci sono una serie di studi che dimostrano il fatto che un uomo, dal momento che riscontra un problema a quando decide di andare dall’andrologo, fa passare circa due anni. Una donna impiega uno-due giorni al massimo per rivolgersi alla ginecologa. Questa è un po’ l’attuale differenza tra i due sessi”.

Qui in Mugello cosa si è trovato a curare particolarmente? “Tanta patologia andrologica, non l’avrei detto. Molto meno urologica. Un trend inverso rispetto a quello che ho a Firenze dove trovo, su 10 pazienti, 8 con problemi di prostata”.

I suoi pazienti che età hanno? “Vedo pazienti dai sedici ai novanta anni, ma non solo uomini, anche donne, per tutte le malattie dell’apparato urologico, come cistiti, infezioni, incontinenza femminile, prolassi, e poi tutta la parte oncologica. Dal punto di vista dei tumori, mi occupo di quello del retto, della vescica, della prostata e anche quello raro al testicolo, che è uno ogni centomila abitanti, ma comunque esiste ed è caratteristico della fascia di età dai 15 ai 35 anni”.

Un ragazzo come può accorgersene? “Si sente una tumefazione sotto il testicolo, un indurimento, ed è importante non aspettare per farlo controllare. La prevenzione è importante, ma il discorso è molto complesso. Come visite consigliate da fare sarebbero la prima a 14 anni, una fra i 18 e 20 anni, una a 30 anni e poi ogni dieci. Ma come responsabile della prevenzione andrologica italiana, vi dico che questi ‘tagliandi’ non li fa nessuno. Eppure l’infertilità maschile, di cui anche mi occupo, potrebbe essere evitata con un controllo di prevenzione intorno ai 20 anni. Oggi per altro manca la visita di leva, che, fatta bene o male, comunque era uno screening importante sulla salute della popolazione maschile. Oggi un ragazzo arriva ai 30 anni senza essere mai stato visitato. Eppure, stando alle statistiche, uno su tre ha una patologia andrologica. Come Società di Andrologia Italiana abbiamo fatto campagne con visite gratuite per venti anni. Il risultato? Abbiamo visto centomila persone, di queste solo il 2% sotto i venti anni. Significa che la prevenzione la fa soltanto il 2% dei ragazzi. Siamo contenti che siano venute altre fasce d’età, ma l’iniziativa non era dedicata solo a loro”.

Chi dovrebbe indirizzare i ragazzi verso la prima visita preventiva? Il pediatra di libera scelta e poi il medico di base.

Massimo Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 luglio 2017